Dramma Turgia

I testi di Natalia Magni

Di formazione umanistica, Natalia Magni si esprime quasi inevitabilmente anche nella scrittura teatrale, che ha coltivato con pazienza e pudore per molti anni.

In occasione del primo spettacolo realizzato nel 2012 con l’Associazione Teatro Dieghesis, di cui è socia fondatrice, comincia un lavoro parallelo di adattamento di testi epici e racconti mitologici, che si concretizza in: Odissea – il racconto, dal poema di Omero, in collaborazione con Roberto Baldassari; Il Gioco degli Dei, monologo tratto dagli ultimi sei libri dell’Eneide di Virgilio; Orlando Furioso (e le onorate man degli scrittori), basato sui personaggi dell’Ariosto; Il Racconto di Romolo, testo in endecasillabi sciolti per voce e musicista sulla nascita di Roma, sfociato successivamente nel progetto video Romolo Reloaded, finalista del premio ATCL “In Viva Voce”.

Nel 2015 scrive il suo primo testo originale, Un Cottage tutto per sé, un monologo tragicomico di Orsetta, alla ricerca, tra piccoli inciampi e grandi passaggi del proprio spazio autonomo. Messo in scena con la regia di Sonia Barbadoro, il Cottage, finalista al Premio Laura Casadonte 2017, ottiene da subito un grande successo di pubblico e critica e viene replicato per più stagioni in molte piazze italiane, fino ad andare in scena nel 2019 a New York, ospite del festival “IN SCENA! Italian Theater Festival NY”.

L’anno successivo riprende ed integra Anima Ardente, di Elena Carloni, nato da un’idea di Natalia stessa, spettacolo incentrato sulle voci poetiche e le tragiche vite di Isabella Morra e Nadia Andjuman. 

Continua intanto la sua scrittura per Teatro Dieghesis: del 2017 è Quando ci regalarono una scuola, la storia di resistenza e sopravvivenza di una madre e un insegnante ebrei nell’Italia delle leggi razziali. Liberamente tratto da Sapere ed essere nella Roma razzista di G. Piperno Beer e S. Haja Antonucci, lo spettacolo ottiene per la sua prima al teatro di Colognola (BG) il patrocinio della Comunità Ebraica di Roma.

Nel 2018 scrive un nuovo monologo, MILF-Mamma Insegnami La Felicitàun lungo racconto in bilico chirurgico di Sabbry, una mamma-amica alla ricerca, tra lacrime e leggerezza, di una disperata felicità. Lo spettacolo, con la regia di Monica Faggiani, è finalista al Premio Laura Casadonte 2018, ospite fuori concorso alla IX edizione del Festival Inventaria 2019 e vincitore del Bando Over 40 2019.

Dell’autunno 2019 è Nella Reteuna storia di amore e disattenzione, sulla crescente distanza tra le generazioni e sul cyberbullismo. Il testo è vincitore della Menzione Speciale al Mario Fratti Award 2020. Lo spettacolo è tra i finalisti della 3a edizione del Festival InDivenire.

Intanto entra anche nel campo dell’audiovisivo: scrive nel 2020 i testi per due spot web Corpea on demand e Corpea Online nel 2020 realizza la sceneggiatura di Romolo Reloaded; nel 2022 e nel 2023 si occupa dei testi e della sceneggiatura dei documentari Il Montariolo: il racconto dell’archeologiaCippo di Ferter Resius: Il pilastro degli Equi nella civiltà romana, entrambi commissionati dal MAC-Museo Archeologico del Cicolano.

Nel 2021 scrive, in occasione del centenario della nascita di Astor Piazzolla, Cinque vite, unA storia, un testo a 5 personaggi femminili, ciascuno collegato al grande musicista argentino.

Nel 2022 scrive La Tenuta, una commedia nera e tagliente.
Nel 2023 lo spettacolo va in scena, prodotto dalla Lubox Produzioni Artistiche, con la regia della stessa Natalia Magni.

Nel 2024 va in scena presso il MAC-Museo Archeologico del Cicolano, “Magnifiche Arcane Creature” una visita guidata teatralizzata interopretata da Gilda Deianira Ciao.

La crescita della sua scrittura è resa possibile anche grazie ad una serie di approfondimenti, tra i quali la “Writing Room” diretta da Luigi Saravo, gli incontri di “Screenwriting in English” tenuto da Inga Sempel e soprattutto i laboratori “Long Playing” guidati da Letizia Russo e Valerio Cailleri.

 Qualche estratto dai testi di Natalia Magni:

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MAGNIFICHE ARCANE CREATURE

Ridiscendo il sentiero. Cosa voleva dirmi la vipera, cosa la ballerina, cosa l’airone cinerino, mentre tentava di sottrarmi la sacca delle serpentelle?
Non trovo risposta, forse è il respiro affannato, forse il cuore tamburellante, forse il ronzio nelle orecchie, perché corro, corro a perdifiato e lo raggiungo. Un uomo ferito non ha più vessilli.
Mi fermo un momento prima di accostarmi. Riprendo fiato, forse dorme, non voglio svegliarlo. Mi muovo in silenzio, nel silenzio che improvvisamente ha riempito la valle. Si sono spenti i trilli degli uccelli, i cicalii degli insetti, i richiami dei roditori. Cosa vuole dirmi Vacuna?
Ho in mano delle piccole fragole dolci. Le ho colte per lui.

Mi ha sentito arrivare alle sue spalle, non dormiva.

La Tenuta

Ciro: Zia?
Giudi: Chi sei?
Ciro: Ciro.
Giudi: Chi?
Ciro: Michelangelo.
Giudi: C’è una telefonata per me?
Ciro: No.
Giudi: Che vuoi allora?
Ciro: Mamma mi ha detto di scendere nella corte a farti compagnia. O non mi fa vedere la tele.
Giudi: Ti dichiaro libero dall’incarico.
Ciro: Ha detto almeno dieci minuti.
Giudi: Che cara. Passati. Vattene.
Ciro: Sta controllando dalla finestra.
Giudi: La pianti di ondeggiare? Mi fai venire la nausea. È ancora lì? Non ha nient’altro da fare?
Ciro: Zia? Tu sei in pensione?
Giudi: Ti sembro vecchia?
Ciro: Non come la nonna di Domitilla, ma anche tu non fai niente dalla mattina alla sera.
Giudi: Non provare mai più ad accostare la parola nonna al mio nome. Chi è Domitilla?
Ciro: Mia cugina. Cioè: la figlia della cugina di papà, quindi la mia procugina.
Giudi: Non esiste procugina.
Ciro: Esiste. L’ho studiato a scuola. Sua mamma è la mia prozia, Domitilla è la mia procugina.
Giudi: Dubito. Al massimo biscugina.
Ciro: Biscugina non esiste. Al massimo cugina di secondo grado. Non hai fatto le medie?
Giudi: Porta rispetto, sgorbio.

“Buongiorno, come funziona? Mi siedo, sto in piedi? Senta, io non vorrei far perdere tempo a entrambi … pensavo di trovare un lettino. Non dovrebbe esserci un lettino, o quelli sono solo nei film? Con la poltrona di pelle, gli scaffali massicci. Qui invece siamo alla ASL, il trionfo della fòrmica. Temo proprio di non essere nel posto giusto. Non per la fòrmica, ovvio. Per quanto … Mi scusi, deformazione professionale. Teoricamente sarei architetto, praticamente faccio cesti regalo personalizzati per cani. Il Canestro. Il negozio l’ho chiamato Il Can-estro. Mi sembrava un nome perfetto. Poi mi hanno spiegato cos’è l’estro per gli animali. Per una settimana ho sognato orde di cani in calore che assaltavano le vetrine. Cosa vorrà dire? Lo so, lo so, non potete dire niente, voi. Ma a quel punto avevamo già pagato l’insegna, il sito e i biglietti da visita.”

Albeggia.
Assorta, sulla riva dell’oceano osservo le onde. Il riflusso dell’acqua, la spuma opalescente. Le alghe smeraldo, secche e schiumose.
Sssh.
Appartengo ad un’altra stagione. Ho struttura teutonica e resistenza amazzone. Ho sopportato offese e aggressioni, seduzioni e ricatti. So aspettare.
Seguo le tracce degli albatros.
L’accenno di un raggio di sole mi scalda. L’aria ottobrina, ha un tremore sospeso. La spiaggia è accogliente, tiepida.
Tornerà, non mi ha mai tradita.

Lei ora è in una fase alternativa. “Mi sento schiacciata. Sei una madre ingombrante.” Mi dispiace se scopro che si sente schiacciata. Io, anzi, vorrei che esce fuori come un fiorellino. Bella com’è. A quindici anni era già alta così. Poteva fare la modella. L’occasione l’ha avuta. (Riferendosi al colloquio) Tanto se la prendono comoda! (Al pubblico) Una volta alla fermata dell’autobus c’era l’annuncio di un fotografo che cercava modelle anche inesperte. Lui, proprio un professionista.
FOTOGRAFO: Signora, la dovrebbe fare lei la modella, altro che sua figlia!
SABBRY: Ma va!
FOTOGRAFO: Le faccio due scatti? Per gioco.
SABBRY: Beh, se è per gioco…

Questa è una storia che trasuda amore.
Il protagonista, la causa, la scusa è l’amore. L’amore è l’obiettivo.
L’amore. Occorre maturità per viverlo.
Se non ce l’abbiamo noi alla nostra età…
Figurati lei, che era ancora una bambina.
In un corpo da donna.
La vedevo crescere, allontanarsi.
Pensavo: “È normale.”
Meritava una madre che la sapesse proteggere.

Questa storia però non riguarda me.
Riguarda Alice.

LA MADRE: Daniele, la stanza da bagno serve a tutti! Enrica, se fai tardi anche stamattina la maestra s’arrabbia; e il comportamento conta, ché hai gli esami quest’anno. Gli esami. Fai anche l’esame di ammissione al ginnasio, signorinella. Silenzio! A dieci anni fai quello che diciamo noi. Se riesci nello studio, credimi micetta, nella vita sarà tutto più facile. Vèstiti. Vittorio, stàccati da quel libro, la maturità è tra otto mesi. Daniele! Guarda che a scuola ci vai lo stesso! Le trecce, Enrica. Sara, amore, mamma arriva. Vittorio versa il latte a Sarina, ché se piange sveglia vostro padre. (Urlando) Daniele! Conto fino a tre! Uno! Enrica, la cartella. Due! Suona alla Romano, t’accompagna lei. Tr… Ferma? Cos’hai sulle guance? Làvati subito la faccia col sapone. Daniele, il bagno! (A Enrica) Vai al lavabo di cucina. Tutta colpa di quelle smorfiose delle tue compagne. Cos’ha detto Mussolini? “Il belletto è vanità e frivolezza.” Guàrdati ora quanto sei graziosa. Se t’avesse visto papà. Vai. Il grembiule! Sarina, sì, bevi il latte intanto. Grazie Vittorio. (Urlando) Danie… Oh! Fatti guardare? Il mio ometto. No, lo so, non ti bacio. Tira su le calzette e non ti stropicciare la camicia nera.